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IL
NOME
L’isola Palmaria deve il suo nome alle numerose grotte che si aprono
improvvise alla base di una costa aspra, rocciosa e a picco sul mare, infatti
nel dialetto celtico-ligure le grotte erano dette “balme”,
da cui Balmaria e quindi Palmaria.
Le più famose, la Grotta Azzurra e la Grotta
Vulcanica, si
trovano nel versante occidentale.
La prima è una “tappa obbligata” nel giro dell’isola
per il particolare colore azzurro dell’acqua, che tinge di riflessi
iridescenti le pareti della roccia. La grotta ha uno sviluppo di quasi
60 metri, con una batimetrica massima di 19 metri e l’accesso è consentito
solo a piccole imbarcazioni. Guardando verso l’alto, sulla parete
più interna, una voluminosa stalattite ha assunto la forma
di una tartaruga protesa verso il mare.
L’altra grotta, denominata Vulcanica, perché la conformazione
delle rocce assomiglia a una colata di lava, ha al suo interno una polla
d’acqua dolce.
A sud-ovest dell’isola, a circa 30 metri di altezza dalla superficie
del mare, si apre la Grotta dei Colombi,
dove ha vissuto l’uomo
preistorico.
La Grotta dei Colombi è stata esplorata per la prima volta nel 1869
dal naturalista G. Capellini, che vi ha ritrovato un vero archivio di oggetti
di quell’epoca lontanissima, quali punte di frecce, raschiatoi di
selce, punteruoli d’osso, rozze stoviglie, conchiglie traforate e
levigate e anche resti umani e di animali. L’abbondante materiale è conservato
nel Museo Civico della Spezia.
Anche nella parete occidentale dell’isolotto del Tino si apre
una fenditura alta 28 metri circa, prodotta dalla forte erosione
del mare.
Viene chiamata “sifone del Tino” per
la caratteristica forma o “Grotta del Lupo” perché durante
le violenti mareggiate i flutti si spingono nel suo interno per fuoriuscire
da
una bocca superiore,
emettendo tenebrosi rumori simili ai lamenti di un animale.
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