LA NATURA

Palmaria 189 ettari, altezza massima 186 metri, divisa dal promontorio di Porto Venere da un braccio di mare largo circa 100 m e profondo appena 13. Ricca di grotte, il nome con ogni probabilità deriva da barma o balma, che appunto significa grotta.

Tino 13 ettari, alta 122, dista 500 m dalla Palmaria: il canale è fondo al massimo 26 metri. Servitù militare.

Tinetto 0,6 ettari per 17 m di altezza, dista 120 dal Tino: uno stretto pieno di scogli e secche. Servitù militare.


Le rocce

Le isole derivano dallo smembramento del blocco carbonatico (calcari marnosi, cioè ricchi di argille, e dolomie) che risale a circa 200 milioni di anni fa. Le isole èrano unite a terra fino a tempi molto recenti. Il definitivo distacco, per innalzamento del livello del mare e sbancamento del collegamento, deve essere avvenuto circa 3000 anni a.C. I calcari della Palmaria fanno parte di uno strato che prosegue sul promontorio di Porto Venere, sino a Pignone e a Casale. Sono calcari caratterizzati dalla presenza di un fossile (Rhaectavicula contorta), un bivalve dalla forma a virgola con profondi solchi1. Sotto i calcari fossiliferi (che contengono anche altri bivalvi e brachiopodi <calcari a lumachella>) vi sono dolomie (più recenti, ma si tratta di un caso di rovesciamento tettonico) e tra i due strati si trovano inclusi lenticolari di marmo portoro.

Il marmo è una roccia metamorfica che deriva le sue caratteristiche dall’lnterazione tra forti pressioni e forti temperature (possono essere anche derivate da frizione tra strati). In questo caso il termine marmo è improprio ed ha solo valore commerciale, in quanto il portoro è un calcare microcristallino (quindi sedimentario e non metamorfico) con una particolare colorazione nera.

La colorazione del portoro deriva dall'elevata presenza di materiale organico di un ambiente marino poco ossigenato di circa 195 milioni di anni fa. Il portoro ha bellissime venature bianche, rosate o color oro che derivano invece dall'ossidazione di altre componenti organiche contenute nel sedimento.


L'estrazione del portoro
L'attività estrattiva del portoro risale all'epoca romana; questo marmo venne poi riscoperto nel XVI secolo dallo scultore genovese Domenico Casella, che ottenne dal senato di Genova la concessione per lo sfruttamento della roccia. Da allora l'isola, ricca di portoro come il vicino isolotto del Tino, Porto Venere e le sue frazioni, ha cominciato a costellarsi di cave. L'estrazione del marmo nell'isola era però più difficoltosa rispetto a quella sulla terraferma, in quanto la cava partiva da pochi metri sul livello del mare per poi abbassarsi fin sotto tale livello; quindi era necessario, all'inizio di ogni giornata, prima di poter cominciare il lavoro, estrarre l'acqua che durante la notte entrava dentro le gallerie.
Il più spettacolare scavo si trova a 150 metri a strapiombo sul mare, nel versante occidentale, in un luogo da vertigine. Qui la parete è verticale con un piccolo spazio piano ritagliato faticosamente dai cavatori per la lavorazione e l'invio dei massi che dovevano essere imbarcati laggiù, fra le onde.
I primissimi blocchi usciti dalle cave dell'isola e dallo scalpello degli scultori servirono per la chiesa di S. Maria alla Spezia e per il palazzo dei marchesi di Castagnola. All'inizio dell'Ottocento si cominciò a esportare il marmo portoro in molti paesi dell'Europa e più tardi anche in America; la grande sala di proiezione della Paramount ne è tutta rivestita!! Una cava della Palmaria si chiamava Carlo Alberto per la visita che il re di Sardegna fece all'isola il 2 ottobre del 1838.
L'ultima cava di Palmaria è stata quella della Caletta, situata di fronte al Tino, dove si trovano ancora i resti di attrezzature e blocchi di marmo, chiusa, in seguito a un'ordinanza emessa nel 1982-'83 dall'Amministrazione Comunale, preoccupata per il degrado ambientale divenuto ormai evidente. Delle trenta cave di portoro censite nel 1862, cinque erano all'isola Palmaria, e oggi ne rimangono aperte solo due, in terraferma, delle quali una a Muzzerone, di proprietà Modesti.


Le grotte

Palmaria è ricca di grotte. Nell'isola sono state censite 28 cavità di origine carsica.

La Grotta dei Colombi è raggiungibile da una finestra naturale che guarda nell'insenatura posta a mezzogiorno; attraverso un corridoio si raggiunge la grande sala, dalla quale si dipartono due cunicoli. Uno di questi, si trasforma in camino che mette in comunicazione l'ambiente marino con il cielo esterno e crea un regime di doppia circolazione invernale ed estiva, capace di tenere la temperatura della grotta pressoché costante intorno ai sedici gradi. Già nel 1869 si riconobbero nella Grotta Dei Colombi le tracce di popolazioni preistoriche; Capellini vi rinvenne circa quattordici scheletri umani, di adulti e bambini. Per un certo periodo si ritenne anche che i resti umani, presenti fra i molti resti animali e i pochi oggetti manufatti e litici rinvenuti nella grotta, mostrassero tracce di cannibalismo. I reperti dell'industria litica provenienti dalla grotta dei Colombi sono in parte conservati nel Museo Civico della Spezia ed in parte presso l'università di Pisa. La datazione dei reperti è supportata da pareri concordi: probabilmente si può riconoscere la frequentazione umana nel neolitico.

Nella grotta dei Colombi sono state trvate brecce ossifere con resti di animali tipicamente continentali: uro, urogallo, marmotta e camoscio. Residui del periodo glaciale (almeno 22.000 anni b.p.).

Sul versante sud occidentale c'è la Grotta Azzurra

 
 


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